2006: Vince lo humor inglese di plastilina

Nella settantottesima edizione dei Premi Oscar, a contendersi la statuetta sono:

  • Steve Box e Nick Park, Wallace & Gromit: la maledizione del coniglio mannaro (Wallace & Gromit: The Curse of the Were – Rabbit)
  • Hayao Miyazaki, Il castello errante di Howl (Howl no hoguku shiro)
  • Tim Burton e Mike Johnson, La sposa cadavere (Corpse Bride)

Fra i tre ottimi titoli a spuntarla è: Wallace & Gromit e la maledizione del coniglio mannaro. Il film propone per la prima volta sul grande schermo l’affiatata coppia di svariati cortometraggi; l’umano Wallace e il cane Gromit questa volta alle prese con dei grandi inconvenienti causati dal loro nuovo lavoro. I due sono diventati cacciatori dei conigli che, nottetempo, s’intrufolano negli orti per mangiarne gli ortaggi che vi crescono. Non volendo però uccidere alcun esemplare, i conigli sono rinchiusi in gabbia; quando ormai anche queste cominciano a essere insufficienti, Wallace costruisce una macchina che, grazie al trasferimento di onde mentali, riuscirebbe a convincere i conigli ad abbandonare l’amore per la verdura – impedendo così la continua devastazione degli orti – abbracciando quello per il formaggio, cibo di cui è ghiotto il nostro. L’esperimento però non va a buon fine, anzi: Wallace diventa un devastante coniglio mannaro al presentarsi della luna piena, e l’unico coniglio che sembrava avere risposto bene al trattamento è, in realtà diventato un “Wallace mannaro” che ha assunto tutti i comportamenti del protagonista.

Toccherà al cane Gromit, salvare l’amico da Lord Quartermaine, intenzionato a uccidere Wallace, il coniglio – mannaro anche grazie all’aiuto di Lady Campanula Poppington, organizzatrice di un concorso per verdure giganti e cui i due stavano offrendo i loro servigi di cacciatori di conigli prima che cominciasse il disastro.

Il film, è un grande lavoro in Stop – motion (salvo alcuni momenti dove il 3D corre in aiuto in scene, dove usare la sola plastilina, sarebbe stato fisicamente impossibile) e l’Academy è il giusto riconoscimento a tutti i cortometraggi di Nick Park e dell’Aardman Animations che infonde alla coppia di pupazzi di plastilina tutto il proverbiale umorismo inglese.

A rendere la vittoria del film britannico non così scontata, ci hanno pensato Il castello errante di Howl, pregevole lavoro di Miyazaki dalle atmosfere steampunk in cui la giovane e caparbia Sophie fa la conoscenza del mago Howl e, innamorandosene, lo salva da se stesso e da una maga che voleva rimetterlo “sotto controllo”, e il visionario La sposa cadavere di Tim Burton dove, in un piccolo paesino dell’Europa del XIX secolo, il giovane Victor van Dort, promesso sposo della bella Victoria Everglot, si ritrova suo malgrado, nel mondo dei morti dove, per un tragicomico errore, dovrebbe sposare Emily una ragazza che poco dopo essersi sposata, fu uccisa dal marito che voleva arricchirsi con la di lei dote.

Concludiamo questa rapidissima vista sugli Oscar al miglior film animato, con l’abituale escursione sul versante “live action” (presto una pagina relativa su questo blog). Il 2006 è l’anno del sovvertimento dei pronostici; al più accreditato I segreti di Brokeback Mountain (che aveva stregato il Festival di Venezia e i Golden Globe) è preferito per l’Oscar al miglior film, Crash – Contatto fisico di Paul Haggis. I segreti di Brokeback Mountain valgono però, ad Ang Lee, l’Oscar per la miglior regia (uno dei tre Oscar che si aggiudica il film, magro bottino rispetto ai pronostici e alle otto nomination di partenza).

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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