2011: I giocattoli alla conquista dell’Oscar

Una terna di tutto rispetto caratterizza la corsa al premio Oscar al miglior film animato nel 2011. A contendersi la statuetta sono:

  • Chirs Sanders e Dean DeBlois, Dragon trainer (How to train you dragon)
  • Sylvain Chomet, L’illusionista (L’Illusionniste)
  • Lee Unckrich, Toy Story 3 – La grande fuga (Toy Story 3)

A vincere il premio è Toy Story 3 – la grande fuga. I giocattoli che abbiamo imparato ad amare si trovano a dover fronteggiare il presunto abbandono da parte di un Andy ormai in età da college; solo Woody sa che in realtà il ragazzo non aveva alcuna intenzione di buttarli ma soltanto di metterli in soffitta. Tutti i giocattoli si trovano così a essere i nuovi giocattoli dei bambini dell’asilo, nello specifico della classe “Bruco” dove i bambini più piccoli si avventano sui nuovi giocattoli e ne fanno ciò che vogliono, frustrando la speranzosa attesa di poter giocare pacificamente. A capo dei giocattoli dell’asilo è l’orso rosa Lotso grandi abbracci che comanda tutti i giocattoli dell’asilo Sunnyside Daycare come se fosse a capo di un lager. Con l’aiuto di Woody – riuscito in precedenza ad abbandonare il Sunnyside e raccolto dalla piccola Bonnie che lo porta a casa sua, dove riuscirà a scoprire la verità su Lotso- e di alcuni giocattoli ribellatisi all’orsacchiotto, la compagnia riuscirà a evadere dall’asilo e sconfiggere definitivamente il peluche rosa. Decideranno, però di non tornare da Andy che, grazie a un messaggio scritto dal nostro cowboy, regalerà tutti i suoi giocattoli alla piccola Bonnie. Un degno finale per tre film che sono, per certi versi un bildungsroman animato.

Ciò che garantisce l’Oscar a questo film (ed è opinione condivisa) oltre ai vecchi personaggi che tutti conosciamo, la colonna sonora di Randy Newman (vincitore dell’Oscar per la canzone We belong together), è senza dubbio il finale: dalla scena dell’inceneritore – dove suono e immagini si compenetrano in una maniera così perfetta da esaltare il climax del tutto – al “passaggio di consegne” fra Andy e Bonnie. Questo film e il suo finale sarebbero dovuti essere la giusta conclusione a quello che cominciò nel 1995, ma, a quanto sembra, nell’Estate 2019 uscirà il numero 4; personalmente la cosa mi lascia un po’ di amaro in bocca, speriamo che la Pixar mi smentisca prontamente.

Per quanto riguarda gli altri due contendenti, Sylvain Chomet torna agli Oscar con il toccante L’llusionista; la storia di un vecchio mago ormai sul viale del tramonto che fa di tutto per assecondare le speranze di una giovane ragazza. In questo film (bastato su un precedente soggetto di Jacques Tati) il regista francese ammorbidisce i tratti dei personaggi di Appuntamento a Belleville e ci regala un’altra storia che abbraccia la stessa poetica del film precedente; anche qui ci troviamo di fronte ad una coppia giovane – anziano, anche qui il secondo aiuta la prima con ogni mezzo possibile. Un film da vedere, invito rivolto soprattutto a chi ha apprezzato la precedente opera del regista.

La Dreamworks produce Dragon Trainer, primo di tre film che narrano il rapporto tra i vichinghi e i draghi, la storia racconta del giovane Hiccup che mostra a suo padre, ai suoi amici e a tutto il suo villaggio che convivere pacificamente con i draghi è possibile. I risultati tecnici in questo film sono realmente da apprezzare; il realismo con cui la natura è portata sul grande schermo (più ancora dei comunque ben fatti vichinghi, direi che basta dare una minima occhiata alla fluente barba del padre di Hiccup per rendersene conto) sono la prova di quanto la Dreamworks sia in continuo miglioramento. Come per Toy Story, anche Dragon Trainer sta facendo capire che i sequel sono ben all’altezza del capostipite; dopo il secondo episodio che ci ha lasciato con molti punti di domanda e un piccolo grande “trauma”, credo di non essere il solo ad attendere l’uscita dell’ultimo capitolo (la cui data ufficiale è stata più e più volte posticipata) per vedere come si chiuderà il cerchio.

Siamo arrivati alla fine anche per questo 2011: Il discorso del re (The King’s Speech) si aggiudica sia l’Oscar per il miglior film sia quello per il miglior regista, assegnato a Tom Hooper.

Ciao e al prossimo caffè,

Il barista animato

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