2013: Un Oscar al rapporto madre e figlia


Il 2013 è ancora un’edizione in cui cinque film sono in lizza per l’Oscar;

Mark Andrews, Ribelle – The Brave (Brave)

Tim Burton, Frankenweenie (Id.)

Sam Fell e Chris Butler, ParaNorman (Id.)

Peter Lord e Jeff Newitt, Pirati! Briganti da strapazzo (The Pirates! Band of Misfits)

Rich Moore, Ralph Spaccatutto (Wreck – it Ralph) 

A vincere l’Oscar è Ribelle – The Brave, la storia della giovane principessa di Scozia Merida, ribelle a ogni regola cui dovrebbe obbedire una buona principessa e che la madre Elinor, prova a insegnarle, si trova a dover riparare ad un pericoloso errore frutto della sua voglia di libertà dalle severe imposizioni della madre. Trasformata la madre in un orso, a causa di un dolce magico preparato da una strega, la giovane principessa dai capelli fulvi, s’impegnerà per riuscire a sciogliere l’incantesimo prima che questo diventi permanente.

La piacevole storia, che alterna momenti di forte ilarità al più classico sentimentalismo, non fa passare in secondo piano, ovviamente, il tema centrale del racconto: il rapporto madre-figlia, un rapporto dapprima complicato ma che muta durante il prosieguo della vicenda, facendosi sempre più stretto fino alla strenua difesa di Merida da parte di Elinor che si troverà ad affrontare Mor’du, il grande orso nero, vero antagonista del film. La Pixar continua a stupirci con un sempre più fine utilizzo della CGI, boschi, nebbia, fuochi fatui, tutto ricreato alla perfezione per riportarci ad una Scozia leggendaria che sa ancora affascinare.

Una rapida vista sugli altri quattro concorrenti. Che cosa succederebbe se il “cattivo” di un videogioco si stufasse di questo tipo di vita e decidesse di diventare uno dei buoni? A questa domanda prova a rispondere il disneyano Ralph Spaccatutto. Un film in cui il cattivo Ralph decide di abbandonare il suo gioco di appartenenza per diventare un personaggio buono e decidendo di aiutare Vanellope von Schweetz, un glitch di Sugar Rush (un gioco di corse di kart ambientato in un paese fatto interamente di dolci) a costruire un kart per vincere la gara. Osteggiati dal re del gioco, il Re Candito, i nostri eroi riusciranno a portare a termine la corsa dopo non poche difficoltà. Ralph tornerà nel suo gioco, di nuovo ad impersonare il cattivo, ma questa volta, grazie alla sua impresa, sarà ben voluto dagli altri personaggi e ricomincerà ad essere scaraventato giù dal palazzo che in ogni partita dovrebbe provare a distruggere, senza sentirsi più solo e mal voluto.

Tim Burton trasforma il celebre mostro di Frankenstein in un cane. Frankenweenie è, infatti, la storia di Victor Frankenstein, un ragazzino che vive nell’apatica New Holland assieme alla sua famiglia e al suo cane Sparky. Un giorno Sparky è investito e ucciso da una macchina; non volendo accettare la cosa, il ragazzino, come l’omonimo personaggio di Mary Shelley, riporta in vita il suo amico a quattro zampe. Uno dei compagni di scuola di Victor, il gobbo Edgar, convince il ragazzo a far resuscitare un pesciolino rosso che inspiegabilmente, diventa invisibile. La cosa suscita l’invidia di altri suoi compagni di classe che, da soli, rianimeranno i loro defunti animali “domestici” con effetti disastrosi, di questi effetti sarà vittima lo stesso cagnolino Sparky che morirà nuovamente sotto le macerie di un mulino in fiamme. Saranno gli abitanti di New Holland a riportarlo in vita, collegando le batterie delle loro auto agli elettrodi posti sul collo del cane.
Il lungometraggio è la trasposizione in stop – motion dell’omonimo cortometraggio di Burton datato 1984.

In ParaNorman seguiamo le vicende di Norman Babcock, un ragazzino che ha il dono di vedere i fantasmi; questo porta il padre a vederlo come un malato di mente, mentre a scuola i compagni lo rendono vittima di atti di bullismo. Solo il suo dono potrà fermare l’invasione di zombie ordita da una strega che meditava vendetta contro la città che, anticamente, l’aveva giustiziata. Il film d’animazione vede la presenza di un personaggio omosessuale, Mitch che rivelerà la sua omosessualità alla sorella di Norman dopo che questa, aveva inutilmente tentato di fare colpo sul giovane.

La Aardman Animations ci porta, con la sua stop – motion, a seguire la bizzarra avventura di Capitan pirata in Pirati! Briganti da strapazzo. Capitan Pirata e la sua ciurma, durante una delle loro scorrerie incontrano Charles Darwin che rivela ai pirati che il loro strano pappagallo Polly è in realtà un Dodo, un volatile estinto da tempo e, con la promessa di una ricca ricompensa, la sgangherata ciurma decide di fare rotta verso l’Inghilterra per far partecipare Polly ad un concorso scientifico. Il fatto che durante l’età vittoriana i pirati fossero duramente perseguiti renderà il viaggio di Capitan Pirata pericolosamente divertente. La maestria della Aardman Animations è ancora sinonimo di qualità; se il film non raggiunge i livelli di Wallace e Gromit – La maledizione del coniglio mannaro, resta squisitamente divertente, da vedere. Il doppiaggio italiano vede, fra gli altri, Christian De Sica nei panni di Capitan Pirata e Luciana Littizzetto in quelli della regina Vittoria.

Chiudiamo con la consueta vista sui premi al miglior film e alla miglior regia che in quest’ottantacinquesima edizione si aggiudicano Argo (Id) e Ang Lee per il suo Vita di Pi (Life of Pi).

Ciao e al prossimo caffè,

Il barista animato

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