2015: franchise Marvel per l’Oscar Disney


Manca ormai poco alla conclusione di quella che sembra essere una rubrica; siamo infatti giunti agli Oscar 2015 e, nella categoria miglior film d’animazione, sono ancora cinque i candidati:

Don Hall e Chris Williams, Big Hero 6 (Id)

Graham Annable e Anthony Stacchi, Boxtrolls – Le scatole magiche (The Boxtrolls)

Dean DeBlois, Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2)

Tomm Moore, La canzone del mare (Song of the Sea)

Isao Takahata, La storia della principessa splendente (Kaguya-hime no monogatari)

A vincere il premio è Big Hero 6; la storia di un gruppo di nerd della fittizia città di San Fransokyo (una fusione fra la statunitense San Francisco e la capitale del Giappone) che con l’aiuto di Baymax, un robot assistente sanitario, dovranno sconfiggere un terribile nemico che, appropriatosi dell’invenzione del protagonista Hiro Yamada, è in cerca di vendetta. Il film di casa Disney, ispirato a un franchise Marvel, ha come punti forti una trama avvincente, momenti divertenti e messaggi importanti. La cosa più bella di Big Hero 6 resta però Baymax (la cui voce italiana è di un brillante e convincente Flavio Insinna); questo robot dalle forme rassicurati ci piace fin da subito, anche per una sorta di “evoluzione” che il robot bianco compie nel corso del film dal suo essere più volte rappresentato come il clown del film, col procedere dell’avventura, Baymax assuma sempre più le caratteristiche di mentore.

Per quanto riguarda gli altri film in lizza per il premio andiamo con ordine e con la brevità necessaria cominciamo da Boxtrolls – Le scatole magiche; il fascino che sa ancora dare la stop motion calato in una storia i cui protagonisti sono gli umani abitanti della città di Ponte Cacio e i bizzarri Boxtrolls, gli gnomi delle scatole che, durante la notte, vagano per la città rovistando fra i rifiuti per creare le loro bizzarrie. Accusati di essere dei mangiatori di bambini, toccherà al giovane Uovo – un orfano allevato per anni dagli gnomi – dimostrare l’inoffensività dei Boxtrolls e sconfiggere lo sterminatore Archibald Arraffa, colpevole di aver, molto tempo prima rapito il padre di Uovo, Herbert Thrubshaw. Il film, trasposizione del romanzo illustrato Arrivano i mostri di Alan Snow, vede la partecipazione nel doppiaggio originale, fra gli altri, di Ben Kingsley nel ruolo di Archibald Arraffa e di Tony Colette, voce di Lady Gorgon – zole.

Dai toni più cupi rispetto al capostipite, Dragon Trainer 2 non fa rimpiangere il primo episodio. La storia riprende poco tempo dopo il finale dell’episodio precedente; uomini e draghi vivono in armonia nel villaggio di Berk finché il folle Drago Bludvist attacca l’isola irretendone i draghi e portandoli sotto il suo controllo; dopo che anche Sdentato, il drago di Hiccup caduto preda di Drago, uccide il padre del giovane protagonista, solo la tenacia del nostro e dei suoi amici potranno liberare i draghi dalla morsa di Bludvist e riuscire a sconfiggerlo, anche se solo temporaneamente da quello che ci lascia intendere il film.

La sezione animazione della Dreamworks continua a progredire nei risultati tecnici e ci regala un altro saggio di bravura dei suoi animatori. Nel 2019, salvo ulteriori proroghe, si arriverà alla fine della saga con il terzo ed ultimo capitolo.

Per chi ama i miti e le leggende della verde Irlanda consigliamo La canzone del mare del regista Tomm Moore.  Non nuovo alla candidatura (il suo The secret of Kells è stato candidato nel 2010) il regista ci fa vivere l’avventura della piccola Saoirse, una bambina orfana di madre che, dopo aver scoperto di essere una selkies, una creatura magica che ha il potere di liberare le vittime pietrificate dalla magia della strega Macha, parte assieme al fratello Ben per sconfiggere la strega. Come per The secret of Kells anche qui la tecnica raffinata che tralascia la CGI, fa de La canzone del mare, un pregevole “fuori programma” in un mondo animato in cui la voce grossa la fa il computer.

L’ultima opera del compianto Isao Takahata, La storia della principessa splendente, ci trasporta nel passato del Giappone in cui leggenda e realtà si completano alla perfezione. Una coppia di anziani tagliatori di bambù trova, all’interno di una di esse una piccolissima bambina luminosa che sembra in tutto e per tutto una principessa. La bambina cresce velocemente, tanto che durante quella stessa estate sembra in tutto e per tutto una bambina di dieci anni, e nel villaggio dove vive, è molto ben voluta, particolarmente dal “fratellone” Sentomaru. Un giorno però continuando nel suo lavoro il vecchio tagliatore scopre nei fusti di bambù ricchi vestiti e oro e, pensando che il villaggio sia un posto troppo povero per quella che sembra essere a tutti gli effetti, una principessa, la conduce fino alla capitale dove, con l’oro le compra una residenza dove possa vivere in maniera agiata. Molti dignitari della corte imperiale e l’imperatore stesso la volevano sposare ma Principessa (così era chiamata) si rifiutava tenacemente, ricordando la vita al villaggio quando ancora era amata, quando ancora era felice. Un giorno la Corte celeste, scese dalla luna (luogo di origine della giovane) per riportarla a casa. Dopo aver salutato i due vecchi tagliatori di bambù e Sentomaru, che nel frattempo si era sposato ed era diventato papà, fa rotta assieme alla corte celeste verso la luna dove, così le racconta il popolo della Luna, non ricorderà nulla della vita sulla Terra ma porterà sempre con sé una inspiegabile nostalgia.

Nel suo ultimo lavoro, Paku San ci affascina con la dolcezza di una storia ben raccontata, in cui come in ogni film Ghibli, la musica e le immagini si mescolano alla perfezione, quasi lavorando l’una per le altre. Come in tutti i film di Takahata, permane quel senso di malinconia che ha fatto la firma del regista giapponese.

Anche per gli Oscar 2015 siamo arrivati alla fine; Alejandro Gonzalez Iñarritu e il suo Birdman (id) vincono gli Oscar per miglior regia e miglior film.

Ciao e al prossimo caffè,

Il barista animato

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