Klaus – I segreti del Natale


Con largo anticipo, Netflix ci propone un classico racconto di Natale con qualche spunto interessante. Da vedere, quasi come fosse un antipasto al sicuramente traboccante palinsesto natalizio.

Nuovamente distintosi come il peggiore del corso all’accademia postale, il giovane postino Jesper viene spedito dal direttore della stessa (suo padre) in una remota isola vicino al Polo Nord; è l’ultima spiaggia per il giovane postino che, per evitare di essere espulso dall’accademia e diseredato dal padre, dovrà riuscire a spedire sei mila lettere da quel posto remoto. Arrivato a Smeerensburg, Jesper scopre che il lavoro di postino è completamente inutile; i due clan che abitano l’isola infatti, i Crum e gli Ellingboe, sono da secoli e secoli in lotta tra loro e non hanno certo bisogno di scriversi lettere o spedirsi pacchi.
La “missione” sembra davvero impossibile finché il postino non fa la conoscenza di Klaus, un vecchio boscaiolo che sembra avere uno strano hobby: costruire giocattoli. Jesper convince Klaus ad aiutarlo a donare i giocattoli ai bambini della città che, per ricevere i regali, dovranno scrivere una lettera e sarà proprio il postino a spedirla al: “Caro signor Klaus”. Partendo da questa semplice azione per evadere da Smeerensburg, Jesper metterà in moto una serie di eventi che cambieranno non solo lui, ma tutta la realtà che lo circonda aiutando lo stesso Klaus a tornare ad avere uno scopo nella vita.

Klaus- i segreti del Natale è una boccata di animazione classica, in mezzo allo strapotere della CGI. È un lavoro tecnicamente ben fatto, una storia lineare, senza troppi scossoni ma che ti prende fin da subito, grazie ai protagonisti di questa favola natalizia arrivata con un buon anticipo. Si può dire che tutto è esattamente dove e come dovrebbe essere; anche il colpo di scena e la classica azione del protagonista per far tornare le cose sui giusti binari, trovano il loro spazio perfetto. La vera forza del film però è l’aver sdoppiato la classica figura di Babbo Natale; Klaus e Jasper formano per tutto l’arco narrativo, quell’unico personaggio amato da tutti; fino a quando, inspiegabilmente, Klaus non sarà in grado di assumere da solo l’iconica identità di Babbo Natale.

Il film di Sergio Pablos (regista di Cattivissimo Me, e animatore fra il 1993 e il 2002 di alcuni film Disney), è fra i 35 in lizza per entrare nella cinquina dei candidati all’Oscar per il miglior film d’animazione. Considerando il tipo di lungometraggi che, di solito raggiungono la notte degli Oscar, non desterebbe grosso scalpore vederlo fra i contendenti per la statuetta il nove Febbraio.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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