Astrattismo animato

Dimentichiamo per un attimo trame più o meno complesse, personaggi con cui empatizzare e focalizziamoci sulla “pura” forma che si crea attraverso esperimenti, tecniche più varie e per certi versi, anche estreme.

Per non perderci troppo in lunghe spiegazioni ci inoltreremo nella complessità dell’argomento concentrandoci su alcuni animatori che si sono particolarmente distinti in questa corrente partendo però, dalle tecniche che questi artisti hanno utilizzato.

Oskar Fischinger e Walther Ruttman

Il nostro excursus comincia da una tecnica rapidamente accennata su facebook: con dei ritagli di pezzi di carta di varie forme e misure appesi a sottilissimi fili, li si riprende con una cinepresa fotogramma per fotogramma, per poi montarli con una determinata colonna sonora, facendo seguire a queste forme l’andamento della musica che le accompagna e, sembra, le crea. È questa la tecnica utilizzata prevalentemente dai tedeschi Walther Ruttman (28/12/1887-15/07/1941) e Oskar Fischinger (22/06/1900-31/01/1967); particolarmente apprezzabili i lavori di Fischinger (solo i nazisti trovarono questo tipo di arte “degenerata”) che realizzò numerosissimi corti con questa tecnica. Oltre al già proposto Optical Poem del 1938, ricordo la Toccata e Fuga in Re- di Bach, contenuta in Fantasia del 1939 e, quando ancora viveva in Germania, lavorò ad otto Studien ai quali collaborarono la cugina e il fratello. I lavori di Walther Ruttman, per certi versi ispiratore di Fischinger, possono essere messi in parallelo a quelli del suo più giovane connazionale: “Dipingere col tempo” era il motto di Ruttman ed egli traduceva questa massima nei suoi lavori. Lichtspiel Opus I e i tre successivi, sono un susseguirsi continuo di forme ariose con oggetti ben più definiti; ad accompagnare il tutto c’è sempre la musica, altra sua passione che in giovane età lo portò a studiare violoncello.

Norman McLaren

C’è poi, chi operò direttamente sulla pellicola attraverso due metodi i cui risultati sono tutt’ora di grande interesse; il disegno su pellicola e l’animazione di solidi illusori. Il primo, pur essendo usato da molti artisti fu sempre il grande interesse di Norman McLaren (11/04/1914-27/01/1987) che realizzò varie opere in questo modo sia disegnando nella porzione di pellicola dedicata alle immagini sia concentrandosi sulla porzione dedicata alla colonna sonora e in questo caso parliamo di: “suono animato”. Per disegnare su pellicola l’animatore canadese operava in questo modo; immergeva la pellicola (un positivo) in una bacinella d’acqua per sciogliere l’emulsione, attendeva una settimana e passato questo tempo cominciava a disegnarci sopra. Figure geometriche complesse, semplici linee e punti, sono il centro di questi corti animati non oggettivi; Love on the wing del 1938, Dots Loops del 39 fino ad arrivare, nel 1949, ad opere più complesse quali: Fiddle-De-Dee e Begone Dull Care, dove dipinse la pellicola per il lungo e non più su ogni singolo fotogramma. Begone Dull Care, che fu realizzato in coppia con Evelyn Lambart (una grandissima animatrice canadese, cui serve un articolo a parte) raccolse il plauso anche di Pablo Picasso.

Alexandre Alexeieff e Claire Parker

Per quel che riguarda l’animazione di solidi illusori invece, ci riferiamo ad un altro grande dell’animazione. Il russo Alexandre Alexeieff (18/04/1901-09/08/1982), attorno agli anni 50, dopo aver inventato con la collaboratrice e futura moglie Claire Parker (31/08/1906-3/10/1981) lo “schermo di spilli” (di cui parleremo in un altro momento), si cimentò sempre con il prezioso aiuto di Claire, con questa tecnica astratta: dei solidi venivano impressi sui fotogrammi da una luce in movimento in seguito ad un lungo tempo di esposizione. Combinava poi queste fonti luminose con dei pendoli le cui oscillazioni erano matematicamente calcolate, pianificate: adattando poi le forme ottenute, Alexeieff era in grado di realizzare delle vere e proprie animazioni. Fumeés è uno dei lavori realizzati con questa tecnica.
Fra i grandi ammiratori di Alexeieff spicca Orson Welles che assoldò lui e la coppia di animatori per il prologo del suo film: Le Proces, tratto dall’omonimo romanzo di Kafka

Len Lye

Chiudiamo questa non esaustiva ma spero stuzzicante carrellata di tecniche e personalità di spicco, con i lavori del neozelandese Len Lye (05/07/1901-15/05/1980). Personaggio alquanto interessante, Lye fu uno sperimentatore piuttosto eclettico: dall’animazione astratta, passando a quella classica e toccando anche quella “ibrida” a tecnica mista. Opere come A colour box e Kaleidoscope, entrambe del 1936 fanno parte di quei lavori realizzati direttamente disegnando su pellicola, qualche anno più tardi realizzò: Rainbow dance, dove sono presenti figure umane rese astratte dall’uso del colore. Il film fu realizzato in bianco e nero e poi convertito a colori utilizzando solo i tre colori primari per la stampa definitiva, con risultati molto pop-art, nel 1940 realizzò Musical poster, uno dei lavori a cui tenne di più, per realizzarlo il neozelandese si avvalse di molti tecnici ed era utilizzato come apertura per molte delle pellicole che il governo produsse per sostenere lo sforzo bellico.

Queste sono solo alcuni cenni ad opere e animatori importanti che meritano di essere approfonditi singolarmente, parlerò di ciascuno di loro un po’ più nel dettaglio negli anniversari della loro nascita: sono un fissato con le date come forse avrete capito. Se quindi, siete interessati a saperne di più, e mi ritenete una ulteriore fonte di conoscenza oltre ad altri e ben più validi studiosi e/o semplici appassionati, vi invito a tenere d’occhio questo blog e le pagine social correlate; parlerò di questi ed altri: “illustri sconosciuti ai più” che meritano di essere annoverati fra i grandi dell’animazione.

Ciao e al prossimo caffè.

Il Barista Animato

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