Onward: il favoloso bildungsroman di casa Pixar.

Una volta, nel mondo, esisteva la magia e streghe e stregoni, godevano di alta considerazione perché utilizzavano i propri poteri per fare del bene. Con il proseguo degli anni però, la magia ha lentamente cominciato a scomparire a causa del progresso tecnologico, molto più facile da padroneggiare rispetto all’arte di streghe e stregoni.

Nel presente, a New Mushroomton il giovane Ian Lightfoot compie sedici anni: timido, introverso e orfano di un padre che non ha mai conosciuto veramente, perché morto quando Ian era ancora molto piccolo, decide, su consiglio della madre di dare una festa a casa propria ma, quando sembra essere riuscito a vincere le proprie paure invitando alcuni compagni alla festa, si rimangia l’invito non appena Barley, il suo esuberante fratello maggiore, passa a scuola a prenderlo.

Laurel consegna ai figli Barley e Ian, il regalo del padre.
Laurel consegna ai figli Barley e Ian, il regalo del padre. Fotogramma da Onward – Oltre la magia

Tornati a casa, la madre dà ad Ian e Barley un ingombrante pacco: un regalo da parte del padre, da aprirsi solo quando entrambi i fratelli avessero entrambi compiuto 16 anni. Scartato il regalo, scoprono un bastone da stregone (personalmente mi ha ricordato molto quello di Gandalf il Grigio nel film di Peter Jackson) e una lettera con un incantesimo utile per far tornare in vita, anche se per un solo giorno, il padre desideroso di vedere i due figli ormai cresciuti.

Senza perdere troppo tempo Barley prova più e più volte l’incantesimo ma il bastone non dà alcun segno di voler produrre alcunché; quando ormai sembra essere persa ogni speranza, a provare l’incantesimo è Ian e con lui, tutto sembra funzionare come da istruzioni. Il padre comincia a comparire ma la forza dell’incantesimo è troppa per l’introverso Ian, apietra magica sul bastone si distrugge lasciando a metà l’incantesimo: a Mushroomton sono tornate solo le gambe di Wilden Lightfoot, padre dei ragazzi. Perché i due fratelli possano avere il padre tutto intero è necessaria un altra gemma; Barley parla della Pietra Fenice e convince il fratello minore a partire alla sua ricerca.

Laurel consegna ai figli Barley e Ian, il regalo del padre.
Laurel consegna ai figli Barley e Ian, il regalo del padre. Fotogramma da Onward – Oltre la magia

Comincia così per Ian e Barley una vera e propria caccia al tesoro: ogni indizio scoperto è un passo in più per Ian nel padroneggiare la magia e nell’avvicinarsi alla Pietra Fenice, nel coltivare una relazione con il fratello Barley mai veramente considerata importante e, in particolar modo, a diventare più sicuro di sé fidandosi ogni momento di più di se stesso e delle proprie capacità.
Il tempo però stringe e così anche le possibilità per Ian di vedere suo padre per la prima volta: scelte importanti dovranno essere fatte per poter riuscire in un’impresa la cui riuscita sembra impossibile.

Ian Lightfoot alle prese con un incantesimo. Fotogramma da: "Onward - Oltere a magia".
Ian alle prese con un incantesimo

Onward – Oltre la magia è un romanzo di formazione animato: un giovane che col procedere della storia cresce, matura aiutato da chi sta lui vicino e fidandosi sempre più delle proprie capacità. Il tutto in un ambiente di fiaba ma con evidenti richiami alla nostra vita di tutti i giorni: uno degli aspetti che più mi sono piaciuti del film. L’incontro scontro fra la realtà e la fantasia, fra il progresso necessario e quello finto dato dal mercato: le fate che non volano più perché hanno le moto, mostri mitologici che si sono fin troppo adeguati alla vita di tutti i giorni per evitare di essere “ghettizzati”. Una vita comoda per evitare di essere esclusi.

Il film di Dan Scanlon è un ottimo film per famiglie (ovviamente non solo ma qui il successo è praticamente garantito) perché ogni membro di questa famiglia “ordinaria “è coinvolto nella storia e – al di là dei gusti personali – parla veramente ad ogni età: è colorato, fresco, la regia di Scanlon è coinvolgente e, ormai sarete stufi di leggerlo, il lavoro del comparto tecnico è sempre encomiabile, meno “realista” rispetto al successivo tandem Disney-Pixar: Soul (per ovvi motivi) ma non è un punto a sfavore. La scena dell’inseguimento fra le fate e i fratelli Barley è uno dei migliori momenti del film.

Film assolutamente da recuperare per tutti gli amanti del genere e di casa Disney.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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