Un trio da non sottovalutare.

Come recita il detto: “Non tutte le ciambelle escono col buco”, anche una casa di produzione cinematografica come la Disney, che di “ciambelle” ne ha sfornate, ne sforna e ne sfornerà ancora molte (sono già in programmazione), alle volte fa cilecca e non sto parlando di quel fiasco di: Chicken Little – Amici per le penne (Id.) – a mio parere tutt’oggi insalvabile -. Ci sono stati vari film che non sono stati accolti subito in maniera favorevole da pubblico e/o critica per i motivi più vari: oggi vi vorrei parlare di tre titoli che molto probabilmente avrete visto e di cui, sicuramente, avrete sentito parlare. Titoli che la Disney, con un po’ di ingenuità e coraggio, ha prodotto in tempi non favorevoli per la casa ma che ora, anche grazie all’universo Marvel e a Star Wars, il pubblico e anche la critica potrebbero valutare in modo migliore: fare ragionamenti partendo dal: “Senno di poi” lascia un po’ il tempo che trova ma spero, che parlandone un po’ vi torni la voglia di rivederli e di apprezzarli, grazie agli occhi della nostra contemporaneità. I film di cui parliamo sono: Atlantis, l’impero perduto (Atlantis) (fra i tre quello che amo di più), Il Pianeta del tesoro (Tresure Planet) e, qui solo di sfuggita: Taron e la pentola magica (The Black Cauldron)

Il Pianeta del tesoro (2002)

Cominciamo dall’unico film fra i tre proposti ad avere all’interno del racconto, una canzone. Il film diretto da Ron Clements e John Musker e basato, come intuibile, sul romanzo di R.L. Stevenson narra le vicende di Jim Hawkins il quale, dopo aver ricevuto una mappa stellare in cui è segnato il luogo dove è sepolto il “bottino dei mille mondi” del famigerato Capitano Flint, parte alla volta del pianeta in cui il tesoro sembra essere sepolto. Questo l’accenno super stringato della trama.
Il film è ambientato in un futuro fantascientifico e dai toni fortemente steampunk e questo non deve aver giovato: se guardiamo alla totalità dei Classici Disney (questo è il 43°) la fantascienza non è mai presa in considerazione e vi lascio immaginare quanto possa esserlo lo steampunk. Ci sono però altre caratteristiche di questo film (comuni agli altri due, in alcuni casi) che hanno ulteriormente penalizzato l’opera.

Clements e Musker, provando a risollevare l’ambiente, dopo la non proprio calorosa accoglienza da parte di critica e pubblico riguardo il Classico precedente (proprio quello di cui parliamo qui di seguito), tentano di dare a Il Pianeta del Tesoro, toni più disneyani: colori più accesi e caldi, disegni meno squadrati, una canzone, una “spalla” comica (B.E.N, con la voce di Martin Short/Maurizio Crozza) e un personaggio che punta ad intenerire il pubblico (Morf). Si fossero fermati qui, probabilmente l’accoppiata Pubblico & Critica sarebbe stata soddisfatta ma i registi de La Sirenetta (fra gli altri) e il resto della squadra sono andati oltre, adattando il romanzo di Stevenson in salsa steampunk, facendo morire il Signor Arrow in modo tragico (ma con un climax davvero lodevole) e mantenendo per quasi tutta la durata del film toni tutt’altro che leggeri: l’incontro con B.E.N. è una boccata di comicità in mezzo ad una atmosfera di costante tensione: sembra che debba sempre succedere qualcosa da un momento all’altro. Il pubblico e la critica di allora – e parliamo di vent’anni fa – che probabilmente speravano di tornare a vedere un film Disney “classico” non ne fu proprio soddisfatto e si videro perfino togliere la Principessa… deve essere stato davvero troppo! Malgrado questo, il quarantatreesimo Classico Disney fu candidato all’Oscar per il miglior film animato

Atlantis – L’impero perduto (2001)

Atlantis – L’impero perduto è quel buco che, nelle migliori delle ipotesi, doveva essere rattoppato con il film di cui abbiamo parlato sopra. Il Classico Disney numero 41, che personalmente ho amato fin da subito, non trovò grandi attestati di stima probabilmente per alcuni motivi riassumibili in poche parole: il film di Gary Trousdale e Kirk Wise che parla della ricerca della leggendaria città di Atlantide, da parte di una corposa spedizione nel 1914, sembra tutto fuorché un film Disney.
Non c’è una canzone (erano anni che non accadeva), i personaggi sono disegnati in modo particolarmente rigido (davvero poche le linee morbide) e sono tutti personaggi adulti che fanno battute “adulte” (o quasi), il primo personaggio femminile che vediamo, la tenente Helga Katrina Sinclair, è tutt’altro che una dolce principessa o un’antagonista per cui provare repulsione. Per quel che riguarda le ambientazioni, rispecchiano esattamente il tono globale del film: sono cupe, grigie; tra Washington e le profondità della terra la differenza è impercettibile. Anche Atlantide (malgrado qualche momento di colore) non fa eccezione e la concitata battaglia finale (per quanto breve) ha episodi piuttosto crudi, che ci riportano alla battaglia iniziale contro il Leviatano. Parlarne così, adesso, può far sorridere ma se ci pensiamo bene la Disney aveva nei giovanissimi il suo pubblico maggiore e questo film ha più momenti ad alta tensione che di leggerezza e vedere – fra tanti altri momenti clou – un vecchio colpito con violenza gratuita (il re di Atlantide), una donna precipitare da un pallone aerostatico e morire poco dopo, un uomo che “esplode in mille pezzi” fra atroci sofferenze (anche se era il cattivo della storia) senza lunghi momenti di distensione durante tutto l’arco narrativo, è un bel salto rispetto alle risate che sono state fatte con Le follie dell’imperatore, il Classico dell’anno precedente. Rispetto a Il Pianeta del tesoro, qui la principessa è presente ma nemmeno quella rappresentava i canoni disneyani della “classica” principessa e non aiutò granché a sollevare l’opinione globale del film. Di questo film torneremo approfonditamente a parlarne qui a fine anno; compie vent’anni e si merita, personalmente, un approfondimento tutto suo.

Taron e la pentola magica (1985)

Anche questo film presenta certe caratteristiche riscontrabili nei film precedenti anzi, possiamo dire sia stato il primo dei “geni incompresi” dei Classici Disney (con la Principessa meno ricordata della storia dei Classici). Per sapere cosa ne penso in maniera più approfondita del Classico numero 25, vi invito a leggere le mie impressioni su L’occhio del cineasta.

Questi sono i tre film d’animazione Disney che è giunto il momento di rivalutare; gli unici di cui personalmente accetterei un live action (sta arrivando anche l’ennesimo, non richiesto adattamento di Pinocchio. Basta!) anche solo per far tornare in auge i tre Classici.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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