La famosa invasione degli orsi in Sicilia.

Nell’inverno di un periodo storico non meglio precisato, il cantastorie Gedeone (Thomas Bidegain/Antonio Albanese) e sua figlia Almerina (Leila Bekhiti/Linda Caridi) sono in viaggio per Caltabellotta ma la rigidità del clima costringe loro a rifugiarsi all’interno di un’ampia grotta che scoprono essere abitata da un gigantesco, vecchio orso. Impauriti e volendo evitare di essere attaccati dal plantigrado, padre e figlia gli raccontano una storia: “La famosa invasione degli orsi in Sicilia“.

Il fantasma di Teofilo
Il fantasma di Teofilo. Fotogramma de: La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Durante una lezione di caccia, Leonzio il re degli orsi, vede suo figlio Tonio rapito dagli umani. Il re decide quindi di scendere dalle montagne con tutta la numerosa popolazione di orsi al seguito, verso la città degli uomini posta sulla costa. Per fermarne l’avanzata, il Granduca di Sicilia proverà con ogni mezzo a fermarne l’avanzata ma ogni suo tentativo è un fallimento, complice anche il mago de Ambrosiis che, suo malgrado, è costretto a intervenire contro l’esercito di cinghiali inviato contro gli orsi dal Sire di Molfetta (cugino del granduca) per evitare di essere lui stesso travolto.

La Sicilia nel film
La città in cui convivono orsi e uomini.

Con l’unica perdita del vecchio orso Teofilo – ucciso dai soldati del Granduca al primo contatto fra i plantigradi e l’esercito – gli orsi raggiungono la città e scoprono che Tonio è impiegato come orso ballerino assieme all’umana Almerina: nel trambusto che ne segue, l’Arciduca ferisce mortalmente Tonio ma viene eliminato a sua volta dall’orso Salnitro. Per riportare in vita il giovane orso, de Ambrosiis – ormai libero dal potere del Granduca- utilizza l’ultimo incantesimo della bacchetta con successo. In seguito a questa piccola rivoluzione, Leonzio diventa re della città. Re degli orsi e degli uomini portando una pace che non si era mai vista in quelle terre.
Così, Gedeone ed Almerina terminano il loro racconto ma il vecchio orso prende la parola e, davanti agli increduli sguardi dei due riprende il racconto da dove l’avevano interrotto. La pace che gli orsi avevano portato ci fu sì, ma durò poco: col passare del tempo infatti gli orsi avevano sempre più assunto i comportamenti degli esseri umani, cominciando anche a vestirsi come loro e a a perdere i propri istinti selvatici con profondo rammarico di Leonzio che vede questi effetti sul figlio Tonio.

Re Leonzio
Leonzio, re degli orsi e degli uomini osserva le montagne.

La situazione comincia a precipitare con il furto della bacchetta di de Ambrosiis di cui vengono accusati gli umani perché per il re è impossibile che un orso possa rubare, le cose non accennano a migliorare in seguito: de Ambrosiis viene arrestato perché ingiustamente accusato di aver compiuto un furto alla casa reale e la stessa fine la fa Tonio che cade in una trappola ordita da un ormai corrotto Salnitro (il ladro della bacchetta) le cui intenzioni diventano presto chiare a Tonio e de Ambrosiis: spodestare re Leonzio. Per impedire tutto ciò, Almerina evoca il Serpenton de’mari che comincia a seminare il terrore sulle coste della città. Per Leonzio è il momento di dimostrare il proprio valore, tornando il fiero orso di un tempo: in mezzo ai flutti dà battaglia al mostro marino accompagnato da Salnitro, intenzionato ad ucciderlo con la magia: durante lo scontro che ne segue, Tonio e de Ambrosiis raggiungono re Leonzio e il mago lo salva da Salnitro sconfiggendolo ma il re viene comunque ferito a morte dal mostro, prima che questi venga ucciso da Tonio.

Sul letto di morte Leonzio si rappacifica con il figlio ma chiede, come ultimo desiderio, che gli orsi abbandonino la città e facciano ritorno alle montagne. Così accade e Tonio, salutati un’ultima volta Almerina e de Ambrosiis, parte assieme ai suoi, verso le montagne.

Questa è la conclusione della storia ma Gedeone ne è rattristato perché non è propriamente un gran lieto fine e su questo è d’accordo lo stesso orso che rivela ad Almerina, in un orecchio perché rimanga segreto, il vero finale della storia. Accomiatatisi dall’orso, padre e figlia riprendono il loro viaggio per Caltabellotta lasciando Gedeone con il dubbio che quel vecchio orso altri non sia che Tonio.

Il film di Lorenzo Mattotti, la cui produzione durò sei anni, porta sul grande schermo una fedele trasposizione del cuore dell’opera di Buzzati, richiamando per stile, le illustrazioni che lo stesso autore produsse per il suo racconto e ricamando piccoli dettagli personali, aggiungendo personaggi non presenti nel libro (Gedeone, la figlia Almerina, ) e togliendone altri (l’orso Frangipane) non strettamente necessari alla sua visione del racconto: ciò che vediamo è un tripudio di immagini dense di colori che danno corpo a personaggi e alle diverse ambientazioni quasi a ricordare – soprattutto per quel che riguarda la prima parte del racconto – che stiamo assistendo ad uno spettacolo. La colonna sonora del film è sottile e mai troppo presente, è affidata al musicista e compositore René Aubry che, per la colonna sonora, suona chitarra e mandolino. Non aveste mai avuto occasione di ascoltare qualcosa di suo, potreste cominciare da oggi.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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