The Liberator. Una miniserie sulla II Guerra Mondiale

Fra le molte opere ispirate a fatti realmente accaduti durante il secondo conflitto mondiale, si è aggiunta da qualche mese: The Liberator, serie animata originale Netflix. Miniserie animata di quattro episodi in cui seguiamo il battaglione del 157° reggimento di fanteria, i Thunderbirds, guidato da Felix Sparks (Bradley James), dallo sbarco di Salerno, passando per Anzio fino alla fine della “sua” guerra in Germania. Una storia vera fra luci e ombre contraddittorie.

Malgrado il titolo della serie possa facilmente portare a conclusioni affrettate, la miniserie è praticamente priva di una retorica esageratamente militarista. La miniserie Netflix, focalizza l’attenzione sui rapporti fra i soldati del 157°, un eterogeneo gruppo composto prevalentemente da messicani e nativi americani (in un periodo in cui le tensioni razziali erano altissime) più che sulle battaglie (che comunque sono presenti); una compagnia che subito fatica a sentirsi unita ma che trova, mano a mano che la guerra avanza la propria coesione a causa degli eventi che li vedono coinvolti e grazie al carisma e alla tenacia di Sparks.
Più che sulla guerra in sé infatti, sembra che l’interesse prevalente, sia mostrare il rapporto tra i vari personaggi della serie. Un rapporto che si evolve nel corso dei pochissimi episodi ma che è ben curato.
A livello di trama, la cosa che ho trovato più interessante non è la rappresentazione delle battaglie ma le lettere che Sparks scrive alla moglie: sono uno spaccato di una realtà interiore molto interessante che possono aiutare a capire, cosa si porta dentro un uomo in quelle situazioni, un uomo che oltre ad essere marito è anche padre. La lettera più carica di significato, proprio perché conclude tutto il percorso nella guerra di Felix Sparks è quella che il nostro protagonista scrive a Mary, sua moglie, sulla via del ritorno negli States,

Felix Sparks e gli internati sopravvissuti a Dachau
Felix Sparks e i sopravvissuti a Dachau, The Liberator

Uno degli episodi più duri è il numero 4; l’ultimo.
In: Ritorno a casa la compagnia di Sparks, prima conquista la cittadina di Aschaffenburg in Baviera e poi, nella seconda parte dell’episodio, raggiunge il campo di concentramento di Dachau (subito confuso per un qualsiasi campo di prigionia malgrado un treno merci pieno di cadaveri). Quello che vedono nel campo supera ogni immaginazione: sopravvissuti ridotti a morti viventi, forni crematori ancora con dei cadaveri all’interno. Tutto ciò, aggiunto alla stanchezza della guerra combattuta, porta alcuni componenti del 157° a compiere dei veri e propri atti criminali mettendo un inconsapevole Sparks in una situazione complicata. Situazione da cui uscirà, è vero, ma con un ulteriore e profonda ferita.

La particolarità dell’opera di Jonkajtys si trova soprattutto nella sua realizzazione. Per dare vita a questa storia ispirata a fatti realmente accaduti è stato utilizzato il Trioscope Enhanced Hybrid Animation: ciò che vediamo, non è infatti realizzato solamente con un animazione a tecnica classica ma avvalendosi anche di CGI e riprese dal vero su cui si lavora in fase di animazione. Praticamente – e molto semplicisticamente – un’evoluzione del più conosciuto Rotoscopio (il rotoscoping per i patiti dell’anglofonia). La tecnica, che ha senza dubbio il suo fascino e la sua indubbia praticità – la produzione ha affermato di aver girato le scene di combattimento in tempi più che dimezzati rispetto alle più classiche riprese dal vero – deve probabilmete essere ulteriormente perfezionata. Le animazioni in certi casi non risultano fluidissime e se si osserva bene, durante le varie esplosioni sembra quasi che l’azione si blocchi (quasi impercettibilmente, ma lo si può notare); al di là di queste piccolezze, l’effetto volutamente invecchiato delle riprese come se stessimo assistendo a dei filmati d’epoca è un ulteriore punto a favore

Per gli amanti del genere potrebbe sicuramente essere un lavoro interessante. Da recuperare.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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