I Mitchell contro le macchine. Un colorato incontro-scontro tra reale e virtuale.

Cominciamo subito col dire questo, per scansare ogni eventuale equivoco riguardo ciò che verrà scritto a breve: I Mitchell contro le macchine è davvero un gran bel film.

Katie Mitchell osserva la città devastata. Fotogramma da: "I Mitchell contro le macchine"
Katie Mitchell osserva la città devastata. Fotogramma da: I Mitchell contro le macchine

Sulla trama non aggiungo altro rispetto quanto già detto nel sunto, mi concentro di più sul resto, è tanto. Il film di casa Columbia Pictures, Sony Pictures Animation, Pal Labs Production e distribuito da Netflix è prodotto da Phil Lord e Christopher Miller ed è un opera coloratissima che riesce a innestare alla perfezione il “linguaggio” dei vari Instagram, Facebook e YouTube in un film d’animazione, rendendoli parte integrante del racconto. La trama de: I Mitchell contro le macchine è piuttosto semplice e il soggetto “classico” – non penso sia così scandaloso dire che lo scontro fra uomo e macchine sia un soggetto usatissimo – fin dai primi minuti, grazie anche all’inizio in medias res, possiamo facilmente intuire cosa stia accadendo, e scoprire il cattivo della nostra storia prima che ci venga mostrato è piuttosto immediato quindi perché, secondo il vostro Barista Animato, il film scritto e diretto da Mike Rianda e Jeff Rowe merita di essere visto e apprezzato? Oltre i due messaggi di vitale importanza che percorrono come un fil rouge i 113 minuti del film ciò che da alla storia quel quid in più è il virtuoso e simpatico pastiche che si crea fra mondo reale e mondo virtuale; I Mitchell contro le macchine da libero sfogo all’apparenza dei social network fatta di effetti, filtri e chi più ne ha più ne metta facendoli diventare parte integrante della storia e tutto funziona al meglio e con coerenza.

Monchi. Fotogramma da: "I Mitchell contro le macchine"
Monchi. Fotogramma da: I Mitchell contro le macchine

I nostri protagonisti sono ben caratterizzati, a tratti leggermente stereotipati (ma è una cosa che si può perdonare senza difficoltà), e coinvolgono fin da subito grazie alle loro personali caratterizzazioni; il personaggio di Linda Mitchell, la madre, è quello che personalmente, fatica più ad ingranare ma la fanno “esplodere” al momento opportuno e l’opinione generale sul personaggio è migliorata esponenzialmente.
Senza dimenticare alcuni momenti topici, come il momento in cui Rick Mitchell si confronta con YouTube, una menzione speciale non può che andare al cane Monchi che cattura l’attenzione e la simpatia dello spettatore fin da subito.

I Mitchell contro le macchine gode di una regia fresca; la commistione fra varie tecniche d’animazione e le gag a ripetizione (e Monchi) sono il vero punto di forza dell’opera che esaltano una trama e un messaggio piuttosto classici (anche se in una società come la nostra è sempre bene ribadire certe cose).

Concludendo, il film di Mike Rianda e Jeff Rowe è un film d’animazione la cui corposa durata non si fa praticamente sentire, è un film per tutti e un ottimo film per famiglie.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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