Mirai. Mamoru Hosada ci fa viaggiare nel tempo per parlarci del rapporto tra fratello e sorella.

Mentre siamo in attesa di vedere l’ultima fatica di Mamoru Hosada: Belle (nelle sale dal 20 Gennaio 2022, qui il trailer) ho deciso di dirvi la mia su: Mirai (Miriai no Mirai) che usciva nel 2018 e nel 2019 è stato il primo film di animazione giapponese non Ghibli ad essere candidato all’Oscar per il miglior film d’animazione. Se non l’aveste visto, consiglio fin d’ora di guardarlo perché personalmente ne vale la pena: è un film allegro e che racconta, senza esasperarle, classiche dinamiche familiari.

Fotogramma di: "Mirai"
Fotogramma di: Mirai

Nella vita di Kun, un bambino giapponese di quattro anni, entra Mirai la neonata sorellina che, nel giro di pochi attimi sembra ricevere tutte le attenzioni dei genitori e questo, Kun sembra proprio non poterlo sopportare, dato che dopo numerosi capricci arriva, a colpire con uno dei suoi giocattoli la bambina. Tutto ciò porta la madre (di cui, come il padre, non conosciamo il nome) e il figlio a litigare; Kun abbandona la stanza e si rifugia in giardino dove fa la conoscenza di un uomo che si presenta come il: “Principe” che chiede insistentemente aiuto a Kun. Dopo aver risolto i problemi di questo strano uomo, Kun assiste impotente e fra mille piagnistei, alla partenza per un viaggio di lavoro della madre; rimasto solo con il padre e la piccola Mirai, il bambino si sente trascurato dal padre che si sta occupando della sorellina e dopo avergli vomitato addosso tutta la propria frustrazione, torna in giardino dove, ad attenderlo, trova una ragazza in divisa scolastica. La ragazza è Mirai, Mirai dal futuro, che incarica il piccolo fratello maggiore, di riporre nelle proprie scatole, le bambole della festa dell’Hinamatsuri perché se ciò non dovesse essere fatto in tempo (cioè il giorno dopo la fine della festa, fissata il 3 Marzo), ogni giorno di ritardo porterebbe la bambina a ritardare le eventuali nozze di un anno. Superato anche questo scoglio, uno dei momenti più simpatici del film, i rapporti tra fratello e sorella non sono ancora buoni e Kun dovrà ancora affrontare altre “sfide” con se stesso attraverso dei viaggi nel tempo che lo aiuteranno a conoscere la storia della sua famiglia, una storia lunga fatta di piccoli ma significativi episodi che aiuteranno Kun a crescere sempre un po’ di più per riuscire a voler bene a questa bambina per la quale sembra proprio non provare il minimo affetto.

Mirai è un film sul rapporto fratello e sorella, un altro tassello che compone il puzzle delle dinamiche familiari, tema tanto caro ad Hosada e che ha indagato in altri suoi film. Qui, per aiutarci ancora di più a focalizzare l’attenzione sui nostri due protagonisti – Kun e Mirai – tutto il corposo resto degli essenziali comprimari, ad esclusione del cane Yukko, non ha nome; nemmeno la madre e il padre dei due.

Fotogramma di: "Mirai"
Fotogramma di: Mirai

Il rapporto fra Kun e Mirai è davvero interessante perché, pur essendo il motore di ogni salto temporale ed incontro di Kun, viene indagato molto poco e la cosa va ricercata sicuramente al di là della grande differenza di età fra i due; è Kun che deve fare passi avanti, e non tanto nel crescere e maturare in maniera esponenziale (la storia copre a malapena un’anno di vita della piccola Mirai) ma quel tanto che basta a fare quei piccoli passi per superare vittoriosamwnte alcune piccole sfide personali e riuscire, alla fine di questa storia, ad accettare e voler bene alla piccola Mirai dopo aver salutato la sorella venuta dal futuro.

La regia di Hosada è leggera e segue le vicissitudini dei protagonisti con grazia e maestria e la miglior esemplificazione la si ha, personalmente, nella sequenza fra Kun e il bisnonno (che il bambino confonde per il padre) comunque una delle meglio realizzate. Ad accompagnare in maniera sottile le vicende, è la colonna sonora di Masakatsu Takagi; una musica quasi inesistente che però sa sottolineare i momenti clou nel modo migliore.

Ora non vi resta che andare a vederlo (gli abbonati Netflix lo possono trovare in catalogo) e dire la vostra.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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