The House. Un interessante quanto inquietante film in stop motion firmato Netflix

The House, questo trittico di corti in stop motion racchiuso in un singolo film, è “etichettato” da Netflix come Special. Pretenzioso? Assolutamente no.

Il film prodotto da Netflix Animation e Nexus Studios è suddiviso in tre cortometraggi tutti incentrati sulle vite di protagonisti costretti a fare i conti con una Casa, il personaggio ricorrente in tutti e tre gli episodi, sicuramente una vera protagonista dell’intera opera. Di seguito, brevemente e senza spoiler (ci fosse qualche abbonato Netflix che non l’avesse ancora visto mi spiacerebbe rovinare la visione), le trame dei tre cortometraggi.

I – E dentro di me, si intesse una menzogna (And heard within, a lie is spun)

Fotogramma di: The House
La famiglia protagonista del primo episodio. Fotogramma di: The House

Raymond, Penny e le figlie Mabel e la piccola Isobel vivono in una umile casa in campagna; dopo aver subito il disappunto dei suoi più abbienti parenti, Raymond vaga ubriaco durante la notte per la foresta e viene avvicinato da un uomo in una portantina: il famoso architetto Van Schoonbeek. La mattina seguente, si presenta a casa della famiglia, il signor Thomas, impiegato presso l’architetto che invita la famiglia di Raymond, a trasferirsi in una casa più grande che si sta piano piano realizzando; marito e moglie accettano e si trasferiscono con le figlie nella grande casa. Le cose però, cominciano subito a prendere una piega sinistra e solo la giovane Mabel sembra capirlo.

Diretto dai belgi Emma de Swaef & Marc James Roels è, fra i tre, il corto su cui aleggia maggiormente un’aria da film horror. Fin dall’inizio infatti, pur nella bucolica atmosfera, complici anche le fattezze delle bambole, si respira un continuo senso di inadeguatezza e di pericolo che non fa altro che aumentare durante lo scorrere del tempo. La Casa, fagocita lentamente ed inesorabilmente le vite della famiglia protagonista, che non riesce ad accorgersi della presenza inquietante di questo sinistro architetto che sembra spingere sempre più verso il baratro i quattro malcapitati. Sembra proprio non possa esserci un lieto fine a questa continua discesa negli inferi e la cosa peggiore è che lo spettatore non può far altro che convincersene via, via che la storia sprofonda verso il finale.

II Perduta è la verità che non si può vincere (Then lost is truth, that can be won).

Fotogramma di: The House
Fotogramma di: The House

Diretto dalla svedese Niki Lindroth von Bahr, questo secondo episodio è il più divertente dei tre; il più istericamente divertente dei tre e piacerà sicuramente agli amanti di Kafka e della commedia nera (a meno che non siate musofobici o entomofobici). In questo cortometraggio, ambientato in un mondo di topi antropomorfi, la Casa compare fin da subito, e ad abitarla è un giovane topo che vuole metterla in vendita dopo averla ristrutturata da solo per risparmiare il più possibile.

Il nostro protagonista decide così di organizzare un grande evento per poter mostrare a potenziali acquirenti la casa ma deve prima fare i conti con una insidiosa infestazione di insetti. Messi apparentemente a tacere gli invasori, il topo può ora dedicarsi ai suoi ospiti fra i quali spicca una coppia di coniugi seriamente intenzionata all’acquisto della casa; le cose però non sono in realtà tutte quelle rose e fiori che il nostro protagonista sperava e se ne dovrà accorgere molto presto.

III – Ascolta di nuovo e cerca il sole (Listen again and seek the sun).

La gatta Rose. Fotogramma di The House
La gatta Rose. Fotogramma di: The House

Il terzo ed ultimo episodio è diretto da Paloma Baeza e, rispetto agli altri due e molto più blando, leggero quasi. In un mondo sommerso da devastanti alluvioni, la gatta Rosa tenta tenacemente di ristrutturare la casa di famiglia (quella Casa) le cui stanze sono state riconvertite in monolocali in affitto, per poter rilanciare un’attività che sta inesorabilmente morendo a causa del continuo innalzamento delle acque.
A salvarla da questa donchisciottesca impresa saranno due suoi affittuari morosi (ma che nutrono per lei un sincero affetto), Elias e la hippy Jen che inizieranno ad intaccare le sue illusioni e soprattutto il gatto Cosmos il “partner spirituale” di Jen che le darà la definitiva spinta per terminare una inutile impresa.

Concludendo

The House è veramente un’opera interessante e particolare; nonostante i tre diversi stili dei pupazzi e i corti totalmente differenti l’uno dall’altro, la storia riesce a percepirsi come un unico racconto sviluppato in tre diversi modi. Si parte con E dentro di me, si intesse una menzogna dove è lo stile delle bambole a farti già intuire il generale senso di sgomento e di paura dell’intera storia e al resto ci pensano molte inquadrature e la colonna sonora di Santaolalla; il finale di questo cortometraggio è senza dubbio la ciliegina sulla torta. Si ammorbidiscono un po’ i toni con Perduta è la verità che non si può vincere dove si riesce anche un po’ a ridere perché si percepisce il senso di commedia nera che alberga in tutto l’episodio, racconto dove “realtà” e fantasia si mescolano continuamente fino ad arrivare a due sequenze davvero incisive. Fra il surrealismo e il kafkiano, il corto della svedese è quell’intermezzo essenziale e assurdo che apre al meglio per il finale Ascolta di nuovo e cerca il sole diretto da Paloma Baeza, dove la tenace gatta Rosa deve trovare il coraggio di compiere delle scelte drastiche per finire la sua personale battaglia contro i mulini a vento. Quest’ultimo corto con il suo finale che apre ad un futuro ignoto ma carico di possibilità è la degna conclusione, un bel sospiro di sollievo dopo più di 90 inquietanti minuti; tempo che riesce comunque a non farsi sentire, complice sicuramente lo stacco e la differenza dei tre corti.

The House è un trittico di qualità davvero da non perdere, un nuovo fiore all’occhiello per Netflix.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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