Raya e l’ultimo drago. Una retrospettiva per una nomination agli Oscar quasi regalata.

Dopo aver scritto un po’ la mia su Luca e alla luce delle nominations ufficiali della prossima cerimonia degli Oscar, eccovi una retrospettiva non richiesta ma spero gradita, sul 59° Classico Disney: Raya e l’ultimo drago.

Comprensibilmente presente nella shortlist, il film è entrato, gratis et amore Walt Disney (mio personalissimo parere) nella cinquina dei candidati alla statuetta per il miglior film d’animazione. Spiegherò ora il perché.

La mappa di Kumandraa
La mappa di Kumandra

La storia di Raya e l’ultimo drago è piuttosto semplice e ormai la conosciamo tutti; è tutto sommato una storia classica, bella ma senza nulla di così nuovo (ormai non fa più notizia l’assenza di un principe accanto ad una principessa, figuriamoci la presenza dell’animale che fa da spalla comica). Un racconto lungo e articolato, innestato su un viaggio lungo e pericoloso nel mondo di Kumandra. Questo è stato davvero l’aspetto migliore del film; veramente molto bello sia per quanto riguarda la creazione “artistica” sia per quel che riguarda il cosiddetto World building. Tutto è molto curato, dettagliato fin nei minimi particolari; un lavoro del comparto tecnico/artistico davvero encomiabile e questo deve essere sottolineato, perché sembra un paradosso il come ci si sia tanto impegnati a dare splendore a questa parte del film accantonando la storia principale. In certi punti è troppo grossolana perché questo film possa essere considerato un’ opera da ricordare fra gli ultimi migliori lavori della Casa del Topo.

Vediamo ora dunque quei motivi per cui, secondo me, è entrato fra i cinque solo in extremis.

La storia.

Fotogramma di Raya e l'ultimo drago
(Da sinistra a destra) Tong, Boun, Noi e gli Ongi e Tuk Tuk. Fotogramma di Raya e l’ultimo drago

Raya e l’ultimo drago, per quanto ben scritta (a parte un punto che si vedrà poi), e pur raccontando sicuramente qualcosa di originale, non riesce a farlo in modo veramente convincente- È vero, negli oltre 90 minuti di racconto abbiamo momenti della storia che spiccano e la rinforzano, tutto è molto coerente e non c’è granché che faccia storcere il naso, sostanzialmente il ritmo è buono e il climax sale regolarmente e in maniera attenta ma ci sono momenti di stanca e un terribile colpo finale. Un momento di anticlimax totalmente inspiegabile (o quasi e lo vedremo poi). Anche i personaggi, riescono ad alzare l’asticella dando una grande mano ma non può bastare o almeno non dovrebbe permettere di gridare al capolavoro. Tutto resta sui livelli del discreto ed è “solo” grazie al comparto tecnico/artistico che Raya e l’ultimo drago può dire veramente qualcosa di positivo. La Disney continua ad avere problemi di marketing pompando in maniera esagerata alcune sue opere e lo dimostra ancora. A farne le spese è soprattutto Raya, la protagonista.

La protagonista.

Raya Fotogramma di Raya e l'ultimo drago
Raya. Fotogramma di Raya e l’ultimo drago

Altro grande problema infatti, è proprio Raya, la principessa di Cuore (vedere la mappa di Kumandra) che è tutto fuorché memorabile. La Disney ha speso davvero tante parole per descrivercela come un’eroina, una principessa, un personaggio diverso dal solito ma tutta questa grande ventata di novità non si è vista poi tanto, hanno più spessore i comprimari e l’antieroina Naamari che sembra essere molto più sfaccettata della nostra protagonista. Raya è praticamente priva di carisma; quasi un monolite per tutto il film. Davvero un peccato perché, almeno nel prologo, le premesse erano davvero buone.

Il finale.

Sisu Fotogramma di Raya e l'ultimo drago
Sisu. Fotogramma di: Raya e l’ultimo drago (ma anche la mia faccia subito dopo il colpo di scena sul finale)

Ciò che però stride di più dando quasi fastidio è il finale. Tutto ciò che abbiamo visto, perde molto del suo senso a causa di un finale eccessivamente felice.
Raya e l’ultimo drago poteva, avere una conclusione felice (per un film d’animazione Disney è praticamente un imperativo categorico) ma in questo caso lo è davvero troppo; visti anche i toni generali del film, un finale dolceamaro sarebbe stato non solo molto meglio ma totalmente naturale ed in linea con l’ultima sequenza della battaglia e invece no, si opta per una scelta assolutamente “illogica”, per entrare più in uno stile disneyano che ammicchi ad un pubblico infantile. A questo punto però, c’è da chiedersi a che tipo di pubblico infantile fossero indirizzati: Bambi, Il Re Leone, Red e Toby e altri in cui la morte e la sconfitta entrano prepotentemente in gioco e non sono cancellate. Un finale che vanifica molto di quel buono che il 59° Classico aveva fatto vedere fino a quel momento.

Tirando un po’ le fila di tutto il discorso Raya e l’ultimo drago entra nella lista dei cinque nominati per intercessione di Walt Disney, probabilmente; senza nulla togliere alla generale buona qualità di tutto il film, non si riesce veramente a spiegare come questo Classico sia riuscito a superare altri contendenti meritevoli quanto questo lavoro, se non di più.

Gli Oscar sono sempre un po’ più vicini e non ci resta che attendere il vincitore della categoria.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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