The Cuphead show – La serie di Cuphead. Da un videogioco, una frizzante serie animata.

Cuphead (a destra) e Mugman (a sinistra). Fotogramma di: The Cuphead Show
Cuphead (a destra) e Mugman (a sinistra). Fotogramma di: The Cuphead Show

Dal videogioco del 2017 Cuphead, Deeki Deke, Clay Morrow, Adam Paloian, Cosmo Segurson e Dave Wasson, tirano fuori dal cilindro di Netflix un coniglio molto interessante e dall’atmosfera rétro. La prima stagione de: La serie di Cuphead – The Cuphead Show (serviamo il trailer) è composta da 12 episodi, ciascuno a sé stante ma con un unico filo conduttore. Pur con alcuni scricchiolii, nella sua totalità il lavoro non delude intrattiene al meglio e già attendo la seconda stagione.

Di cosa si parla?

La macro-trama è semplicissima: Cuphead e Mugman, sonno due fratelli dalla testa di tazzina che vivono con Nonno Bricco in una bella casa sull’isola di Calamaio. Cuphead è dei due fratelli il più irriverente, giocherellone, spigliato e fin troppo sicuro di sé, Mugman è meno esuberante del fratello ma più attento a ciò che lo circonda. Un giorno i due decidono di andare al luna park, gestito a loro insaputa da Satanasso; questi ruba le anime di coloro che perdono ai vari giochi nel parco e la cosa accade anche a Cuphead. Solo l’intervento di Mugman salva il fratello che ora però ha un debito con quello che d’ora in poi sarà il cattivo della storia.

Ricordando il passato…

Fotogramma di: The Cuphead show
Fotogramma di: The Cuphead show

La serie di Cuphead – The Cuphead Show non si sviluppa però tenendo sempre al centro dell’azione quanto detto sopra poiché la maggior parte degli episodi non alludono nemmeno minimamente a questo fatto, narrando piuttosto racconti autoconclusivi in cui seguiamo i due fratelli alle prese con varie avventure ai limiti dell’assurdo. Tutti gli episodi ammiccano al fulgido passato dell’animazione statunitense. Silly Symphonies (i fiori canterini e la danza degli scheletri sono un esempio lampante) e Looney Toones (il tono di molti episodi e la stessa caratterizzazione dei personaggi) primeggiano in un campionario di amarcord di animazione anni 30 tutt’altro che stantio.

… Sperando nel futuro.

Fotogramma di: The Cuphead Show
I due fratelli con nonno Bricco. Fotogramma di: The Cuphead Show

In generale la serie è ben riuscita, davvero un bel lavoro soprattutto se si considera che riportare con successo, negli anni 20 del 2000, stilemi degli anni 30 del 900 non è cosa da poco. È vero, c’è un videogioco da cui è partito tutto ma, come accaduto per quel gioiello di Arcane (sia concesso il paragone un poco forzato), questo è solo il punto di partenza su cui innestare una storia originale e in questo  Netflix, Studio MDHR e King Features Syndicate hanno dato prova di saper produrre una serie convincente. Non si possono però nascondere alcuni problemi, risibili secondo il vostro Barista, che questa serie ha e probabilmente, se non ci verrà messo mano per la seconda stagione, saranno presenti anche nella seconda; gli episodi autoconclusivi sono sempre belli e permettono, tutto sommato, di dimenticarsi cosa è successo nell’episodio precedente ma se si presenta un fatto così importante in un episodio – e lo si presenta al meglio – poi ci si aspetterebbe di vederlo anche solo richiamato nel resto degli episodi e questo accade molto poco, senza contare che non tutti gli episodi riescono a coinvolgere lo spettatore in modo travolgente, e se si considera che La serie di Cuphead – The Cuphead Show è composta di 12 episodi della durata media di venti minuti ciascuno, ciò non depone a suo favore. Pur ammettendo e comprendendo un normale calo fisiologico di qualità generale sulle lunghe prestazioni, non è facile digerire la cosa, su un totale di 120 minuti circa di durata sulla singola stagione.
Non convince granché nemmeno l’ultimo episodio; una corsa esagerata con un finale fin troppo brusco che però, fa venir voglia di attendere la II stagione per vedere come e se miglioreranno quei pochi punti deboli di una prima stagione che, qui al Cartoons’ Café, promuoviamo con forza; sigla compresa.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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