Bubble. Un’altra (bella) Sirenetta giapponese

Uta. Fotogramma di: Bubble
Uta. Fotogramma di: Bubble

In Bubble, Dopo una strana apparizione di bolle in tutto il mondo, le leggi della fisica sono state stravolte. La città di Tokyo (chiusa in un grande bolla) è ora isolata anche dal resto del Giappone: in seguito alla caduta al suolo di molte di queste bolle infatti, la città è stata allagata e in buona parte distrutta, inoltre in due luoghi si sono creati degli strani fenomeni. La torre di Tokyo è esplosa ma l’esplosione si è come fossilizzata al momento della deflagrazione, oltre a questo si è formato in una zona della città un pericolosissimo gorgo chiamato Vortice delle larve. La zona di questa enorme bolla non è però completamente evacuata; molti orfani vi si sono abusivamente installati, divisi in bande rivali che si affrontano in pericolose gare di parkour fra le macerie della città: in premio scorte alimentari e altri oggetti utili alla sopravvivenza. Fra le numerose squadre che si affrontano vi sono i Blue Blazes, fra le cui fila milita Hibiki, un giovane ed esperto traceur che soffre di ipersensibilità uditiva, tanto da essere costretto per la maggior parte del tempo ad indossare delle cuffie.

Hibiki. Fotogramma di: Bubble
Hibiki. Fotogramma di: Bubble

Durante una di queste pericolose competizioni, Hibiki finisce in acqua, ormai prossimo all’annegamento, è tratto in salvo da una ragazza misteriosamente comparsa dal nulla che riesce a rianimarlo e portarlo in superficie. La giovane, che Hibiki chiamerà Uta (canzone in giapponese), sembra non saper parlare ma, in compenso è dotata di una singolare velocità di movimento; Uta decide così di rimanere con i Blue Blazes per stare vicino ad Hibiki di cui, poco a poco, si innamora e prendere parte alla gare di parkour.
Nelle giornate con i Blazes Uta fa breccia nel cuore di tutti e particolarmente in Makoto una scienziata che sembra fare da mamma ai ragazzi; un sera Uta si fa leggere dalla donna la fiaba della Sirenetta che sembra rapire la giovane in un modo apparentemente inspiegabile
La vita di Uta è però strettamente legata alla presenza delle bolle che, da quando è apparsa ad Hibiki e ai suoi amici, è stranamente aumentata. Cosa hanno in comune veramente la ragazza e la presenza delle bolle e del resto dei fenomeni che gravitano a Tokyo? Può essere lei la chiave per risolvere il mistero e se sì, quali conseguenze porterà?

Fotogramma di: "Bubble"
Fotogramma di: Bubble

Bubble (qui il trailer) è l’ultima fatica targata Wit Studio (celebre particolarmente per le prime tre stagioni de L’Attacco dei Giganti) e Netflix: una storia sentimentale ma non mielosa in cui più che il sentimentalismo, a trovare spazio è il parkour che se già si può considerare uno sport estremo, in questo film raggiunge livelli di pericolosità considerevolmente alti. Tetsuro Araki racconta visivamente la storia scritta da Gen Urobochi in modo assai coinvolgente, seguendo al meglio le evoluzioni dei traceurs e delle traceuses per un maggior coinvolgimento del pubblico. Bubble è un’opera visivamente molto bella e le scene al giardino di Hibiki sono un’inebriante tripudio di colori; Wit Studio conferma nuovamente di saperci fare perché qui la velocità è incessante, le animazioni sono vorticose i personaggi sono davvero ben caratterizzati, le scene sono ricche di particolari e se esistesse veramente l’edizione de La Sirenetta che vediamo scorrerci davanti agli occhi mentre Makoto racconta la storia a Uta, il sottoscritto non esiterebbe a comprarla.

I Blue Blazes. Fotogramma di: Bubble
I Blue Blazes. Fotogramma di: Bubble

L’unico aspetto di questo racconto che può dare qualche problema (ce ne sono pochi altri e son quisquilie, tutto sommato) è un rallentamento al ritmo della storia dai due terzi del racconto in poi; la narrazione sembra stirarsi un po’ troppo ed è soprattutto grazie alla corsa di Hibiki, coadiuvato poi da Shin che si arriva alla conclusione non rintronati.

Concludiamo con un aspetto che ha alzato la personale percentuale di gradimento: le scene di parkour. In Bubble, è stato davvero encomiabile il lavoro sul sostanziale realismo nelle scene in cui si pratica questo sport. Le acrobazie in cui si impegnano le varie squadre impegnate nelle gare – fatta eccezione per alcune libertà tecnologiche della squadra degli Undertaker – sembrano essere replicabili dagli addetti ai lavori nel mondo reale; un’altra nota positiva per il film di Tetsuro Araki.

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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