La leggenda del serpente bianco. La storia del lungometraggio anime giapponese a colori ha inizio.

Xu-Xian e Bai-Niang. Fotogramma de La leggenda del serpente bianco
Xu-Xian e Bai-Niang. Fotogramma de La leggenda del serpente bianco

Oggi torna in sala Nausicaä della Valle del vento, film “adottato” dallo Studio Ghibli e capolavoro di Hayao Miyazaki, per l’occasione vi racconto del primo lungometraggio anime a colori del Giappone, perché un po’ di storia non guasta mai. Era il 22 Ottobre del 1958 e in Giappone usciva al cinema: La leggenda del serpente bianco. La storia è ambientata in Cina per il desidero dell’allora presidente della Toei Doga (oggi Toei animation) Hiroshi Okawa, di appianare i rapporti con i vicini; la II Guerra mondiale, in fondo era finita da appena 13 anni e il paese del Sol Levante aveva compiuto dei veri e propri massacri durante l’occupazione di parti del suolo cinese.

Fa Hai. Fotogramma de Il serpente Bianco
Fa Hai. Fotogramma de Il serpente Bianco

La trama è piuttosto semplice: la storia d’amore tra il giovane Xu-Xian e la bella Bei-Niang (una principessa che può trasformarsi in serpente bianco) è ostacolata dal bonzo/mago Fa Hai. Ad aiutare i giovani innamorati saranno due animali Panda (un panda) e Mimi (un panda rosso). Per scoprire le peripezie dei nostri, non vi resta che guardare La leggenda del serpente bianco, in giapponese con sottotitoli in italiano su Prime Video.

La leggenda del serpente bianco è stato un film dei record per quel periodo: costi mastodontici, una mole di disegni esorbitante (più di duecentomila) e l’utilizzo della tecnica del rotoscoping hanno fatto sì che la Toei Doga iniziasse a muovere i primi passi dentro quella nomea che si sarebbe fatta e a ragion veduta di: “Disney d’Oriente” anche se non è solo la Disney ad aver influenzato gli autori del film. I fratelli Fleischer, l’animazione russa e francese di quel periodo possono essere ritrovati in questo primo anime a colori nipponico.

Mimi e Panda. Fotogramma de Il serpente bianco
Mimi e Panda. Fotogramma de Il serpente bianco

Il film diretto Taiji Yabushita porta nel 2022 la maggior parte dei suoi 64 anni. Se a livello visivo regge ancora il passare del tempo, basti pensare alla prima sequenza del film (davvero una perla di originalità) e alla bellezza degli sfondi (sembra di avere davanti agli occhi le celebri opere di Hokusai), lo stesso non si può dire riguardo il rapporto tra sceneggiatura e ritmo della storia; il film dura appena un’ora e venti e si arriva ad inizio titoli di coda veramente stanchi. Accade davvero poco e anche se si deve (ed è importante sottolinearlo) fare di tutto per non fare paragoni con il ritmo di molti film d’animazione contemporanei anche più lunghi, è abbastanza evidente di quanto la vicenda sia stiracchiata su tempi molto lunghi. A non aiutare, molto spesso, è la colonna sonora che con il grande utilizzo del erhu (uno strumento musicale della tradiozione cinese a due corde) ci fa ascoltare melodie molto spesso molto struggenti e concilianti.

Bai-Niang. Fotogramma de La-leggenda-del-serpente-bianco
Bai-Niang. Fotogramma de La-leggenda-del-serpente-bianco

Chiudiamo con due piccola curiosità; in mezzo al grande numero di animatori coinvolti in questo progetto figura anche un giovanissimo Rintarō (al tempo diciassettenne) che diventerà poi famoso per numerosi anime da lui diretti e/o animati. La leggenda del serpente bianco fu distribuito in Italia su Rai 2 nel 1970 ma di questa versione oramai rimane davvero poco a causa del grave danneggiamento di uno delle pizze; è comunque possibile fruire di ciò che resta di questa versione grazie ai contenuti speciali del DVD distribuito su licenza Dyinit il 26 Aprile 2018.

Ciao e al prossimo caffè,

Giacomo Vicentini

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