Lightyear – La vera storia di Buzz. Il film del film che ha ispirato il giocattolo protagonista di più film.

Lightyear – La vera storia di Buzz è lo spin-off della fortunata “saga” di Toy Story. Il film sull’amato Space Ranger, malgrado manchi sostanzialmente di originalità, riesce a trarre il meglio da quello che ha. Nei prossimi paragrafi le mie impressioni sul 26° lungometraggio di casa Pixar.

La nostra storia comincia subito dopo una introduzione sommaria (e che introdurrebbe alcuni problemi sulla sensibilità a certe tematiche e narrazioni negli anni 90) che informa il pubblico che ad Andy Davis, nel 1995, viene regalato un giocattolo di Buzz Lightyear, il protagonista del suo film preferito e ora anche noi pubblico possiamo vedere questo film.

Buzz Lightyear e Alisha Hawthorne. Fotogramma di: "Lightyear - La vera storia di Buzz"
Buzz Lightyear e Alisha Hawthorne. Fotogramma di: Lightyear – La vera storia di Buzz

Nell’anno 3901 lo Space Ranger Buzz Lightyear, la sua ufficiale in comando e amica Alisha Hawthorne, e la giovane recluta Featheringhamstan sono atterrati sul pianeta Tikana Prime per capire se sia effettivamente abitabile. Sulla nave, oltre a loro tre, è ospitato in sonno ipergalattico il resto dell’equipaggio.
La missione, cominciata nel migliore dei modi, si rivela a poco a poco un disastro: il pianeta è abitato da forme di vita ostili che costringono i tre ad una veloce ritirata sulla nave. Nel tentativo di abbandonare il pianeta, Buzz compie una manovra errata danneggiando la nave e costringendo lui e tutto l’equipaggio a cominciare una nuova vita sull’ostile pianeta. Passato un anno dagli eventi, l’equipaggio ha costruito una colonia sul pianeta e sta testando dei cristalli che permettano viaggi a velocità luce per poter abbandonare il Pianeta. Buzz si offre volontario per testare la stabilità del cristallo ma ad ogni test (tutti con esito fallimentare) il ranger rientra alla base dopo quattro anni: questo a causa della dilatazione temporale causata dall’aver viaggiato a simili velocità. In pochi minuti di viaggio, Lightyear vede l’inesorabile scorrere del tempo sulla sua amica Alisha che, parallelamente alla carriera, si costruisce una vita serena con una famiglia finché, al ritorno della sua ultima missione la sua amica non c’è più e al suo posto c’è il comandante Burnside che informa lo Space Ranger della cancellazione della missione che l’ha visto impegnato per quelli che dovrebbero essere sicuramente più di sessant’anni. Buzz però non vuole arrendersi e contravvenendo agli ordini ritenta la missione, che si risolve in un successo che lo porta ad aver fatto un ulteriore balzo in avanti di altri 22 anni.

Durante la sua assenza però sono molte le cose ad essere cambiate e ad illustrargliele sarà la nipote della sua amica Alisha, Izzy Hawthorne. Da qualche tempo, su Tikana Prime è comparso un esercito di robot che proviene da un’enorme astronave che aleggia nei cieli del pianeta.
Spetterà ora allo Space Ranger e alla bizzarra squadra di Izzy, mettere fine alla minaccia dei robot e riuscire, così ad abbandonare definitivamente il pianeta.

Fotogramma di: "Lightyear - La vera storia di Buzz"
Fotogramma di: Lightyear – La vera storia di Buzz.

Lightyear – La vera storia di Buzz è l’ultima fatica Pixar Animation Studios che, dopo tre lungometraggi usciti direttamente su Disney+ (solo per motivi ipocritamente spiegabili), ha fatto la sua comparsa prima al cinema e successivamente sulla piattaforma di streaming. Il film diretto da Angus MacLane, anche se non si può certo dire sia un film totalmente entusiasmante, è sicuramente un lavoro riuscito perché riesce a costruire, partendo da elementi non sempre originali, una storia coerente, coinvolgente e che intrattiene dall’inizio alla fine pur non mostrando granché. Mostra però una piccola macchia ad inizio film, un piccolo sfasamento temporale riguardo ciò che viene mostrato in questa storia che dovrebbe essere un film per ragazzi negli anni 90, la espongo ora così da evitare di farla pesare troppo durante il proseguo del discorso visto che, a dirla tutta non è questo a rendere brutto o senza senso Lightyear – La vera storia di Buzz. Dall’introduzione sappiamo che il film che stiamo vedendo lo ha visto anche un ragazzino a metà degli anni 90 ma certe tematiche sono un po’ troppo anacronistiche; difficile pensare che un film di quel genere volesse essere così avveniristico. Si eviterà però di tenere troppo in considerazione questo problema nel proseguo del nostro discorso visto quanto già detto poche righe sopra. Denota certamente una scarsa attenzione in fase di scrittura ma non mina la storia in sé.

È un film furbo ed intelligente il 26° lungometraggio Pixar: furbo perché richiama nella narrazione molti elementi della più classica fantascienza vista in altri film – pensiamo ad Interstellar di Nolan o all’ancor più vicino (visto il pubblico cui è principalmente rivolto il racconto) Lost in Space – Perduti nello spazio del 1998 – e a livello visivo è una citazione continua alla saga di Star Wars. Intelligente, perché tutto questa furbizia la espone in maniera corretta, chiara e semplice con una regia ed un montaggio che si concentrano soprattutto sui personaggi. Non c’è grande spazio per i comunque ricchi scenari

Lightyear – La vera storia di Buzz è veramente godibile e la Pixar continua le sue variazioni sul tema che non stancano mai. Non in tutte le sue storie ha raggiunto livelli eccezionali ma non è mai incorsa in prodotti deludenti ed è il caso di questo lavoro, dove con la solita attenzione alla CGI, possiamo vedere un film di genere, ricco di particolari, con personaggi caratterizzati quel tanto che basta (sì. anche il nostro protagonista) per poter comunque riuscire ad empatizzare in rapidità.
Per quel che riguarda ciò che è raccontato in senso stretto, non c’è molto di cui parlare e non tanto perché si rischi di incorrere in spoiler ma perché effettivamente non accade granché

Il primo incontro fra Buzz e Sox. Fotogramma di: "Lightyear - La vera storia di Buzz."
Il primo incontro fra Buzz e Sox. Fotogramma di: Lightyear – La vera storia di Buzz.

Grande attenzione ai tempi comici dettati in modo particolare dal gatto droide Sox (Peter Sohn/ Luca Tersigni i grandi interpreti) che conquista fin da subito ma anche dal resto dei personaggi, particolarmente meritevole il fatto di essere riusciti a far ridere anche durante una scena concitata e cruciale come quella del tentativo di messa in moto dell’astronave con il nuovo cristallo.

A fare da sottofondo alla storia raccontata è la colonna sonora composta da Michael Giacchino, che pur non brillando per memorabilità – come invece accaduto per altre colonne sonore da lui composte (quella per UP è in pole position) riesce comunque ad essere azzeccato accompagnamento alle immagini e riesce a farsi coprotagonista nella sequenza delle numerose missioni fallite da Buzz nella prima parte del film.

Zurg. L'antagonista del film
Zurg. L’antagonista del film

Chiudendo un po’ il discorso, Lightyear – La vera storia di Buzz è un film che sa intrattenere lungo i suoi 104 minuti con una storia che ben si rapporta al minutaggio, non sempre foriera di emozioni significative e certi aspetti del personaggio di Buzz Lightyear andavano probabilmente esposti meglio se si considera che è l’indiscusso protagonista di questo film, ma questi elementi non minano la sostanziale buona riuscita dell’intero film la cui prima scena dopo i titoli di coda, apre alla possibilità di almeno un sequel (speriamo non accada e dovesse accadere si eviti un’eccessiva serializzazione).

Ciao e al prossimo caffè,

Il Barista Animato

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